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7° REGGIMENTO ARTIGLIERIA P. C
.

SUA FORMAZIONE

CENNO STORICO DELLA PARTE AVUTA IN GUERRA DAI REPARTI CHE LO COSTITUIRONO

Come si formò il 7° Reggimento Artiglieria P. C.

Il 33° Reggimento da Campagna rientrò a Terni, proveniente dalla zona d'Armistizio, il 15 settembre 1919 su 3 gruppi, il 1° di 4 batterie e gli altri su 3 batterie ciascuno. Il 1° Gruppo (con le sole prime 3 batterie) fu distaccato a Perugina.

A Terni esisteva il deposito del suddetto Reggimento il quale passò a far parte integrante di esso il 20 febbraio 1920.

Nel dicembre 1919 il Reggimento versò i materiali da campagna e trasformò il suo armamento in pesante campale.

Nello stesso mese si sciolse la 4ª batteria, restando così 3 gruppi di 3 batterie ciascuno: i primi due con cannoni da 105 e il 3° con obici da 149.

Nel gennaio 1920 rientrò dalla zona d'armistizio il 32° gruppo O. P. C. che divenne il 4° gruppo del Reggimento.

Il 30 marzo s. a. per effetto della Circolare N. 700 del Ministero della Guerra (Div. S. M. sez. 4ª), il 2° gruppo di cannoni ed il 4° gruppo di obici furono ridotti a soli quadri. Gli altri 2 gruppi rimasero ciascuno con 2 batterie effettive e una quadro.

Il 15 maggio il distaccamento di Perugina rientrò a Terni.

Il 12 giugno, a norma del dispaccio Ministeriale N. 10400 del 29 maggio 1920, le due batterie quadro appartenenti ai due gruppi effettivi vennero sciolte.

Col 1° luglio, in seguito alla Circolare Ministeriale N. 11770 in data 19 Giugno s. a., il 33° Reggimento fu sciolto e i due gruppi esistenti passarono a far parte del 37° Reggimento Artiglieria Pesante Campale.

Quest'ultimo Reggimento si formò in Roma con i seguenti reparti provenienti dalla zona d'armistizio e giunti dal marzo al maggio 1920:

Com. 7° Raggruppamento pesante campale.

8° gruppo obici pesanti campali.

24° gruppo obici pesanti campali.

22° gruppo cannoni 105

33° gruppo cannoni 105

e al 1° luglio era costituito da due soli gruppi: 1° cannoni 105 e 3° obici 149.

Avvenuto lo scioglimento del 33° Reggimento e il passaggio dei due gruppi, il 37° Reggimento Pesante Campale risultò così costituito:

Comando del Reggimento (già comando 7° Raggruppamento P. C.) Roma;

1° gruppo cannoni 105 (già 22° gruppo cannoni 105) Roma;

2° gruppo cannoni 105 (già 2 gruppo del 33° da Campagna) Terni:

3° gruppo obici P. C. (già 8° gruppo obici P. C.) Roma;

4° gruppo obici P. C. (già 32° gruppo obici P. C.) Terni;

Deposito (già deposito del 33° Regg. Da Campagna) Terni.

Il 1° agosto il 37° Reggimento assunse la denominazione di 7° Reggimento Artiglieria Pesante Campale il quale, in seguito ad altre semplificazioni, venne ad essere costituito da soli due gruppi di 3 batterie ciascuno, uno a Terni (2°) col Deposito, e uno a Roma (3°) col Comando di Reggimento. Il 1° e 4° gruppo furono ridotti ai soli quadri.

Alla fine di maggio 1921 le sei batterie vennero riunite in tre gruppi: il 1° misto, il 2° di cannoni e il 3° di obici.

Alla fine del mese di giugno il Comando del Reggimento ed i reparti che già avevano sede in Roma, si trasferivano a Terni.

Il 15 luglio 1921 si costituì l'Autoreparto del Reggimento e il 1° febbraio del 1922, con elementi presi dai reparti della sede, si costituì il 4° gruppo misto composto dalla 2ª e 11ª batteria le quali con la 1ª e la 10ª (già 2ª) formeranno il 1° gruppo di cannoni e il 4° di O. P. C.

Attualmente il Reggimento è formato dal Comando, due gruppi di cannoni da 105 e due gruppi di obici da 149, un autoreparto ed un deposito. I gruppi sono ciascuno su due batterie effettive ed un quadro.

Segue una breve storia della parte avuta nella guerra italo austriaca dai vari reparti che concorsero a formare il Reggimento.

33° Reggimento Artiglieria Campagna

Formazione ed assegnazione

Il 33° Reggimento Artiglieria da Campagna fu formato il 1° di gennaio 1915 dal 13° Artiglieria da Campagna (3° gruppo) e dal 1° Artiglieria da Campagna (2° gruppo). Il 1° febbraio 1915, in Terni, venne costituito il 1° gruppo con gli elementi forniti dagli altri due. Giunto in zona di guerra, fu assegnato, come Reggimento d'Artiglieria Divisionale, alla 18ª Divisione – IX corpo d'Armata – IV Armata. Tale assegnazione fu in massima mantenuta. Fa solo eccezione un breve periodo di pochi giorni nel dicembre 1917 in cui il Reggimento, pur rimanendo nominalmente alla 18ª Divisione, fece parte del XXVII Corpo d'Armata e nel 1918 quando, per due volte, appartenne alla 17ª Divisione che sul Grappa sostituì la 18ª.

Cordevole

Le trattative con l'Austria Ungheria durate dieci mesi non avevano avuto nessun risultato.

La diplomazia aveva ceduto il posto al cannone.

La gioventù irrequieta delle giornate radiose di maggio, all'appello della Patria, divenne milizia numerosa e disciplinata; aveva solo l'impazienza di avere presto il battesimo del fuoco. Ed il 33° Reggimento Artiglieria da Campagna, giovane anche lui, come tutta la gioventù italiana, non vedeva l'ora di far sentire la voce potente e terribile dei suoi cannoni d'acciaio.

Finalmente l'ordine di partenza venne.

Dalla 2ª decade d'aprile alla 2ª decade di maggio il Reggimento incominciò a partire alla volta della nostra frontiera, e nei primi di giugno aveva già preso posizione sull'Altro Cordevole e precisamente:

Il 1° gruppo, (Comandante Maggiore Venzi Cav. Emilio) nel settore di San Pellegrino, a Val Bois (1ª e 3ª batteria) a Moè (2ª batteria).

Il 2° gruppo, (Comandante Maggiore Morelli Nobile Attilio) nelle vicinanze di Laste (4ª batteria) e sulle pendici occidentali di Col Toront (5ª batteria).

Il 3° gruppo, (Comandante Maggiore Bianchi D'Espinosa Cav. Enrico) a Passo Fedaia (8ª batteria) ed al Col Toront (6ª e 7ª batterie).

Il reggimento fino dai primi giorni d'entrata in azione dette prova del suo valore e della sua efficienza; gli encomi guadagnati dalle sue batterie stanno a dimostrarlo.

Le batterie furono subito ammirate dalle altre armi per il loro valore e per la loro precisione dei tiri che portavano la morte e lo scompiglio nelle posizioni nemiche.

E' debito nostro in questo breve riassunto della grande opera compiuta dal Reggimento in tutta la campagna, ricordare il nome di due valorosi, del Ten. Schenardi e del S. Ten. Olivio, che eroicamente furono i primi ad immolare la loro fiorente gioventù (Passo Fedaia 16 giugno 1915) dando così magnifico esempio di alto spirito di dovere e di sacrificio.

Il Reggimento prese parte efficacemente ed attivamente a tutte le seguenti azioni svolte nel settore Marmolada – Col di Lana dal 24 maggio 1915 all'ottobre 1917 e cioè:

 

Conquista del Costone di Agai

Conquista di Ciampo Vedile

Conquista Fondo Val Cordevole

Conquista Cappello di Napoleone

Conquista del Panettone (ottobre – novembre 1916)

Conquista Col di Lana (17 aprile 1916)

Conquista Dente del Sief (30 aprile 1916)

Azione per la conquista di cima Sief (20-30 settembre 1917).

 

In tutte le sunnominate azioni l'opera efficace e potente delle batterie rese molto più facile i compiti delle nostre fanterie (Brigata Alpi – Brigata Calabria) colle quali erasi stabilito un reciproco, fraterno, affettuoso e grande affiatamento.

Nonostante l'asprezza della guerra montana il Reggimento rispose sempre prontamente ed esattamente a tutte le richieste dei Comandi.

Degli di ammirazione furono i suoi lavori di fortificazione campale diretti sempre da quei criteri che la guerra moderna aveva imposto.

Nei lunghi periodi di poca intensità combattiva (comune su tutta la fronte montana d'operazione sino all'ottobre 1917) le batterie non furono mai inoperose logorando giorno per giorno, sistematicamente, le forze del nemico con i loro tiri di interdizione, di disturbo, di smonto di mitragliatrici, di distruzione su punti di trincee nemiche più specialmente fortificati, su baracche, ricoveri, ecc. ecc..

Le fanterie della 18° Divisione tennero a dimostrare la loro riconoscenza per il valido aiuto avuto dal 33° Reggimento Artiglieria da Campagna.

Si giunse così alla fine dell'ottobre 1917.

Piave

Purtroppo era vero…..

Le nostre armate gloriose (2ª e 3ª) avevano dovuto abbandonare le posizioni formidabili da esse conquistate con tanto valore e con tanto sangue.

I lamenti ed i pianti delle donne e dei bambini che, sotto la minaccia dell'invasione abbandonavano i loro tetti, venivano portati a noi dai venti e l'eco dei monti nevosi del Cordevole tristemente e cupamente ce lo ripeteva più volte.

E noi, con il singhiozzo alla gola, aspettavamo l'ordine inevitabile di ripiegamento. E l'ordine venne breve e conciso.

All'alba del 3 novembre le batterie erano riunite a Saviner ed alle 6 del mattino incominciò il ripiegamento del Reggimento.

Sui visi degli artiglieri tutti si vedeva il dolore; essi comprendevano come la salvezza d'Italia fosse affidata unicamente alla loro disciplina ed al loro sacrificio.

Fu per questo che il Reggimento poté ritirarsi in perfetto ordine non abbandonando come bottino per il nemico, nessuna di quelle armi che la Patria ci aveva consegnato nel maggio della nostra riscossa nazionale per la difesa della civiltà minacciata, e per il trionfo del suo diritto calpestato.

I gruppi, dopo la marcia di tre giorni, presero posizione nella nuova linea del Piave, e precisamente: il 1° gruppo (1ª, 2ª, 3ª, e 4ª batteria) sulle colline di Onigo e il 3° gruppo a M. Palazzo; 5ª e 6ª batteria a Cascina Vastagne, 7ª batteria a Guizza e 8ª batteria presso Cornuta precisamente lungo la riva del torrente Brentello.

Obbiettivo principale del Reggimento era: “Coadiuvare con tempestiva azione di fuoco le fanterie per fermare ad ogni modo il nemico invasore”.

I settori di tiro assegnati al Reggimento erano i seguenti:

Al 1° gruppo: settore Monfenera Bigolino.

Al 2° gruppo, 5ª, 6ª, 7ª batteria, settore Bigolino Rivasecco, 8ª batteria: la difesa della testa di ponte di Vidor.

I giorni 7, 8 e 9 novembre furono assorbiti per i lavori di fortificazione campale.

Il giorno 9 l'8ª batteria distaccava un proprio pezzo a Cavole (imboccatura ponte di Vidor).

Il giorno 10 novembre alle ore 10, le batterie aprivano un fuoco tempestivo dando così un aiuto validissimo all'azione difensiva delle fanterie che combattevano eroicamente.

Alle ore 18 del 10 il ponte di Vidor fu fatto saltare e il nemico venne fermato.

Durante la 2ª decade di novembre e nella 1ª decade di dicembre il Reggimento prese efficacemente parte a tutte le azioni difensive contro gli austro – tedeschi che attaccavano violentemente Monte Fener – Monte Tomba.

In questo periodo il Reggimento, con i suoi tiri bene aggiustati, di sbarramento e di interdizione, ebbe una parte importantissima in quei combattimenti sanguinosissimi che fecero di nuovo pensare agli austriaci come l'Italia fosse ancora ben forte e come le canzoni di vittoria da essi cantate fossero state troppo anticipiate.

Nel dicembre il Reggimento veniva sostituito dal 255° Reggimento Artiglieria Pesante Francese.

I comandanti francesi dimostrarono la loro ammirazione per i lavori di fortificazione eseguiti dal Reggimento in così brevissimo tempo.

Per il meraviglioso lavoro indefesso compiuto lodevolmente e per le perdite subite, il Reggimento fu inviato a riposo nei paesi di Loria (1° gruppo) e di Bessica (2° gruppo). Il riposo fu breve.

Monte Grappa

Il nemico, visto come i suoi attacchi fossero ormai vani sul Piave, aveva incominciato ad attaccare fortemente ed accanitamente le posizioni del sistema del Grappa.

Per questa ragione, il Reggimento, il 14 dicembre fu chiamato a rinforzare la difesa delle posizioni dell'Asolone, Col Moschin e fondo Val San Lorenzo che cedevano sotto la pressione violentissima degli attacchi nemici.

Il nemico venne arrestato.

Il Reggimento prese parte efficacemente alle azioni del 18 e 20 dicembre.

Il 14 gennaio 1918 i Comandanti della 18ª e 66ª Divisione decisero di non tollerare il nemico a Monte Asolone, quota 1400, e quota 1440 da noi perdute il 20 dicembre.

L'azione ebbe inizio alle 5 del mattino e fu seguita da reparti della Brigata Bari (139 e 140 fanteria) e dai reparti della Brigata Cremona (21ª e 22ª fanteria).

Validissima fu in questa giornata l'azione di fuoco del Reggimento; il 1° gruppo postato su Col del Gallo ebbe come obbiettivo il settore quota 1440, Monte Asolone; il 2° gruppo postato a Col Spiassoli (est Val San Lorenzo, 5ª e 6ª batteria e ad Osteria Giberna, 7ª con l'8ª batteria) ebbero come obbiettivo Col Caprile e la mulattiera per cui vi si accede.

Dal gennaio all'11 giugno il Reggimento sventò coi suoi precisi tiri di sbarramento, e rese vani, tutti i colpi di mano del nemico, mentre con i suoi tiri di disturbo e di interdizione non lo lasciò mai tranquillo e rese difficilissimi i suoi rifornimenti ed i suoi lavori di rafforzamento.

Per i propri lavori campali e di rafforzamento, il Reggimento riscosse l'elogio verbale del Sig. Comandante l'Artiglieria del 9° Corpo d'Armata Brigadiere Generale Pizzoni.

Il servizio di collegamento fra fanteria e artiglieria, bene organizzato e lodevolmente compiuto dal personale addetto, rese sempre istantanea l'entrata in azione, al momento del bisogno delle batterie, riuscendo a stabilire un affiatamento meraviglioso fra gli artiglieri ed i fanti delle Brigate della 18ª Divisione alla quale il Reggimento apparteneva.

Si arrivò così al 15 giugno 1918.

Gl'Imperi Centrali facevano l'ultimo loro sforzo per abbattere gli Eserciti dell'Intesa.

La Germania, dal maggio, si ostinava ad attaccare il fronte francese mentre l'Austria si preparava alla sua formidabile offensiva che doveva annientare la nostra accanita resistenza, la nostra potente forza militare, il nostro esemplare ed unico valore.

Gli artiglieri del 33° attendevano con calma e sicurezza di loro stessi (sicurezza che è possibile solo in chi si sente veramente, moralmente e materialmente forte) l'offensiva del nemico che doveva segnare, secondo questi, la fine dell'Italia, l'ultima pagina della nostra storia militare.

Giugno 1918 doveva essere la Novara della nostra ultima guerra d'Indipendenza.

Questo volevano gli Austriaci; questo non volevamo noi, perché volevamo vivere; perché le nostre tombe del Carso reclamavano che su di esse sventolasse di nuovo il tricolore d'Italia, perché nelle nostre orecchie si ripetevano ancora i gemiti dei bimbi ed i lamenti delle donne del Veneto gentile che l'eco dei monti del Cordevole ci aveva riportato nelle ore più tristi della nostra storia.

Con sicurezza, attendevamo l'attacco del nemico; le prime ore della notte, del 14 al 15 giugno, trascorsero tranquille; il cannone taceva ma l'artigliere del 33° vegliava.

Le armi tacevano ma i cuori pulsavano fortemente.

Il nemico nascondeva l'inganno; noi ci preparavamo a sventarlo.

Alle tre del mattino venne iniziato il bombardamento Austriaco su tutto il fronte del Corpo d'Armata, con fuoco intensissimo, non solo sulle nostre posizioni di prima linea, ma in modo speciale sulle posizioni di cima Grappa (postazioni batterie I° Gruppo) sul Monte Oro (postazioni batterie del 2° Gruppo) battute con grossi, medi, piccoli calibri a granata, a tempo, e liquidi speciali (cloro lacrimogeni). Il tiro con proiettili a liquidi speciali, sulle posizioni delle batterie, fu fatto a più riprese durante la mattinata e fu particolarmente intenso durante la prima fase (dalle ore tre alle ore quattro).

Le batterie del reggimento aprirono subito un violentissimo fuoco di sbarramento sui tratti loro assegnati. Alle 12, alcune batterie iniziarono il tiro di contropreparazione a liquidi speciali mentre le altre cominciarono il tiro di distruzione sulle trincee nemiche. Sulle posizioni che il nemico man mano riusciva a strapparci, le batterie iniziavano immediatamente degli efficacissimi tiri di repressione che rendevano molto effimeri i successi del nemico e che riuscivano a demoralizzarlo per le perdite rilevantissime che gli si facevamo subire.

Il nemico però riusciva a sfondare sul fronte della 17ª Divisione ed avanzare fino a Col Moschin. La brigata Bari (18ª Divisione) combattendo eroicamente, si ritirava sulla 2ª linea del sistema avanzato di difesa (Linea Bianca).

Le batterie, mentre con delle sezioni proteggevano la ritirata della fanteria con aggiustati tiri di sbarramento, con le altre iniziavano tiri di distruzione e d'interdizione per facilitare i nostri contrattacchi.

Nei momenti di tregua dell'azione di fanteria le batterie eseguivano forti concentramenti di fuoco sui nodi stradali, su centri vitali del nemico e suoi luoghi dove erano riparate le riserve austriache.

In tali circostanza gli artiglieri tutti hanno dato prova di nobile abnegazione e di un forte spirito di sacrificio; i tiri di controbatteria del nemico non riescono né a disorientarli né a fare smettere, neanche per pochi minuti, il loro fuoco di struggitore ed eroi sono tutti essi; su di essi rifulge particolarmente l'eroismo del tenente Cortese che di collegamento, quantunque gravemente ferito, insieme alle fanterie corre al contrattacco e mette in azione una mitragliatrice abbandonata finché, colpito alla fronte, sorride e cade.

Il reggimento prese parte attivissima alle azioni difensive e controffensive, che si susseguirono violentissime e senza interruzione fino a che fu completamente ristabilita la linea quale era prima dell'attacco nemico.

I Comandi di fanteria (brigata Bari) si congratularono vivamente ringraziando per l'aiuto validissimo loro dato riconoscendo che il nemico (specialmente nella mattinata del 15 giugno) certamente sarebbe riuscito nei suoi piani se le nostre batterie non avessero agito in quel modo meraviglioso.

Nei mesi del luglio e dell'agosto le batterie furono instancabili; presero parte a tutti i nostri colpi di mano su monte Asolone e resero vani quelli del nemico.

Ammirevole fu come le batterie appoggiarono l'azione svolta dalla brigata Calabria (59 e 65 Fanteria) per la presa del Fortino Regina avvenuta il 10 settembre.

Alle ore 7 del mattino cronometricamente le batterie del Reggimento aprivano un fuoco improvviso ed intensissimo su quota 1520 (6ª ed 8ª batteria).

Quota 1486 (5ª batteria) Val delle Saline (7ª batteria).

Le batterie del 1° gruppo (1ª 2ª 3ª e 4ª) postate sul Grappa, aprirono un fuoco violentissimo di distruzione sulle trincee nemiche dell'Asolone che esse battevano magnificamente d'infilata.

Il Fortino Regina venne preso ed il fuoco delle nostre batterie rese vani tutti i contrattacchi del nemico.

Non dando ad esso mai tregua giungemmo al 24 ottobre 1918.

Da un anno gli artiglieri del 33° avevano atteso quel giorno. Noi sapevamo che quella era l'ultima battaglia, che quella era nostra vittoria.

Ed a questa battaglia noi ci preparammo; l'ora della riscossa era arrivata.

Alle 5 del mattino le batterie aprirono il fuoco ed incominciarono il tiro di distruzione sulle linee nemiche da quota 1440 a cima Asolone inclusa.

Alle ore 7 le nostre fanterie mossero all'attacco e le batterie del Reggimento iniziarono subito il tiro per l'accompagnamento delle nostre colonne.

Il nemico resisteva accanitamente e appena persa qualche posizione, con forze preponderanti contrattaccava violentemente minacciando alcune volte anche la sicurezza delle nostre linee di partenza.

Le batterie però correvano subito in aiuto del loro fratelli dell'arma di fanteria iniziando prontamente dei forti e precisi tiri di sbarramento; per 5 giorni consecutivi il reggimento, instancabilmente, cannoneggiò rendendo così più facili i nostri attacchi e difficili i contrattacchi del nemico che il 30 ottobre dovette arrendersi al nostro valore ed alla nostra ferma volontà di vincere ripiegando disordinatamente e precipitosamente.

Le batterie inseguirono il nemico altre Col Caprile e Col della Beretta ma le difficili vie di comunicazione ci impedirono di andare ancora più avanti.

Il 31 ottobre il reggimento veniva chiamato al Piave nell'eventualità di doversi recare oltre quella linea per incalzare il nemico in ritirata, cosa che poi non avvenne in seguito alla completa sua rotta.

Anche questa volta il reggimento riscosse gli elogi dei Comandanti Superiori e l'ammirazione della fanteria.

L'Italia aveva vinto, e il 33° reggimento artiglieria assolto meravigliosamente il compito di guerra, incominciò a dedicarsi ad alleviare le sofferenze dei nostri fratelli, del Friuli martoriato.

Friuli

Scacciato da Vittorio Veneto il secolare nemico il reggimento il 26 dicembre 1918 si trasferì nel basso Friuli dove incominciò la sua opera benefica di aiuto a favore dei nostri fratelli che per un anno avevano dovuto subire tutta la prepotenza e la tracotanza nemica. Il lavoro compiuto dal reggimento può essere suddiviso in tre periodi.

 

I° Periodo

Nei primi giorni del gennaio 1919, in considerazione dell'assoluta mancanza di bestiame da lavoro, fu prospettata in riunione degli Ufficiali del Reggimento di impiegare alcune pariglie nel lavoro d'aratura. Non esistendo in proposito direttive generali, il Comando del Reggimento con gli opportuni esperimenti attese all'organizzazione del servizio provvedendo direttamente alla ripartizione all'atto della richiesta, delle pariglie. In modo analogo operò nelle zone di Bicinico il 1° gruppo colà trasferitosi il 25 gennaio.

L'istituzione fu accolta con massimo interessamento dagli agricoltori e, quantunque la stagione non fosse abbastanza ancora avanzata, grande fu l'affluenza delle richieste sia per trasporti letame che per la lavorazione del terreno.

Prestazioni di altro genere in tal periodo furono: carri e quadrupedi a disposizione dell'autorità comunale per favorire l'affluenza dei primi soccorsi, vettovagliamento dei militari in licenza, e della popolazione civile, in mancanza di negozi di generi alimentari, e per fare acquisti dagli spacci cooperativi per conto del vivandiere del Reggimento con severo controllo sui prezzi; restauro delle scuole comunali di Porpetto.

Il 25 febbraio, in seguito al proclama di S. E. il Comandante il 23° corpo d'armata circa le prestazioni agricole, fu dato maggiore impulso ai lavori e regolarizzate le concessioni secondo le norme impartite.

II° Periodo

Il 1° Marzo il Comando di Reggimento con il 3° gruppo si trasferirono nel comune di Mortegliana, il 2° gruppo nel Comune di Talmassons, il 1° conservò la sua dislocazione di Bicinico. In ognuno dei suddetti comuni fu istituito un ufficio con il compito di assegnare le prestazioni agricole e facilitare i rapporti con le autorità e con la popolazione civile. La prestazione media giornaliera per ciascuna batteria fu di 12/15 pariglie con un rendimento giornaliero di circa 7 Ettari di terreno arato in ogni comune. (Dal 15 al 28 febbraio).

Durante la permanenza del reggimento in Mortegliana fu distribuito giornalmente agli alunni delle scuole comunali la refezione, furono vettovagliati i militari in licenza, i mutilati di guerra, i numerosi affetti di deperimento organico.

Per l'opera prestata dai reparti suddetti oltre alle innumerevoli lettere di riconoscenza pervenute dalle Autorità civili, ecclesiastiche e di cittadini, S. E. il Tenente Generale Sailer, Comandante il 23° Corpo d'Armata encomiava il 10 giugno il reggimento esprimendosi con le seguenti parole:

“E' con viva soddisfazione che segnalo ai Comandi ed alle truppe dipendenti tanta e così vasta opera di organizzazione svolta nel breve periodo di 5 mesi, circa, dall'indefesso 33° Artiglieria da Campagna. Agli Artiglieri tutti, Ufficiali e truppa, del Reggimento che seppe ottimamente meritare tanta commossa riconoscenza delle popolazioni beneficate così largamente, esprimo il mio vivissimo elogio”.

All'atto dello scioglimento del Reggimento, avvenuto in Terni il 7 agosto 1920, il comandante, Colonnello Venzi Cav. Emilio, emanò il seguente ordine del giorno:

“Con oggi termina la sua vita il glorioso 33° Artiglieria, che in più di 5 anni seppe far risplendere di pura luce e di fulgido eroismo le nobili tradizioni della nostra Arma.

“Breve fu la sua vita ma intensa di fatti e di azioni, il cui ricordo esulta di legittimo orgoglio agli animi di tutti gli Artiglieri che a più riprese appartennero al Reggimento”.

“Ma se viene a mancare il Reggimento di Col di Lana, dei ponti di Fener e di Vidor e del Grappa, un altro Reggimento, egualmente ricco di glorie e di eroismi, ne prende il posto. All'ombra della nuova famiglia che vi accoglie, continuate il vostro cammino imperterriti, dando alla vostra cara Patria le stesse prove di fede, di ardimento, di resistenza e di ferrea disciplina, che sono necessarie in ogni tempo, tanto più lo sono oggi in cui i destini del paese sono travagliati da un doloroso, aspro e preoccupante cimento”.

“Artiglieri del 33° Reggimento!”

“Sia lungi da voi chi si faccia sobillare da una piccola minoranza faziosa e molto meno spingere sulle vie del disonore e del tradimento; pensate che in fondo a questa via sta la rovina per voi, per le vostre famiglie, per questa nostra cara Italia, che da circa 30 secoli fu sempre maestra di ogni civiltà e progresso”.

“Come lo fu dei nostri predecessori, sia nostra guida perenne il motto fatidico:

“Viva l'Italia, Vira il Re”

“Così questo meraviglioso Reggimento, finisce di far parte dell'Artiglieria Italiana. Il ricordo delle sue gesta compiute, del suo valore esemplare e della sua fedeltà alla Patria ed al Re rimarrà un'altra pagina gloriosa ed indistruttibile per i cannonieri d'Italia”.

“Il nostro pensiero, vecchi artiglieri del 33° Reggimento Artiglieria da campagna, commosso e reverente vada in questo giorno ai nostri morti gloriosi che giacciono nel Cadore, nelle pianure del Piave e sul Grappa.

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